Logico è un ritorno all’origine.
Rappresenta la parte consapevole e radicata del vino, quella che riconosce il valore delle radici, dei gesti ripetuti nel tempo e del sapere che si tramanda.
Questo vino è un omaggio all’infanzia e, soprattutto, alla nonna materna, che la portava sempre con sé durante la vendemmia.
Irrazionale nasce da tutto ciò che non può essere spiegato, solo percepito.
Non ti dice cosa aspettarti. Ti invita a sentire.
È il riflesso del cuore disordinato: quella parte che non segue gli standard, che ascolta sensazioni, vibrazioni, silenzi.
Parla a chi sta cambiando, a chi si sente sospeso, a chi attraversa un periodo buio senza sapere esattamente cosa verrà dopo. È un invito a fidarsi di ciò che si sente, anche quando non si riesce ancora a dare una forma.
Paradosso è l’etichetta che non si spiega: si capisce.
È astratta perché nasce da qualcosa che non può essere messo in ordine, ma solo vissuto.
Rappresenta l’unione del team, un legame nato dall’amicizia prima ancora che dal lavoro.
È disordine che funziona, caos che crea, distanza che unisce.
Paradosso è questo: un vino che nasce dall’incontro delle differenze, dalla complicità,
dal ridere mentre si costruisce qualcosa di importante.
Perché a volte i progetti migliori nascono proprio così: da un’amicizia vera. E da un paradosso.
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